//Negroni: Il Twins Cocktail Wine Coffee celebra così il centenario

Negroni: Il Twins Cocktail Wine Coffee celebra così il centenario

Cento anni non sono facili da raggiungere. In mezzo ci sono guerre, ribaltoni politici, crisi, tecnologie. Cosa più importante: i gusti degli italiani che cambiano.
 
Invece il nostro Negroni, con la classe di chi in punta di piedi fa parlare di sé, travalica gli anni. Consacrandosi al più severo degli arbitri: il tempo.
 
Cento anni e non sentirli per il cocktail italiano per eccellenza. Inno tricolore suonato sulle note della santa trinità vermouth rosso, bitter e gin. Così facile a dirsi e al tempo stesso così difficile a farsi, perché al Negroni si richiede ciò che a questo mondo è di pochi. La perfezione.

Il nostro twist sul Negroni

Negroni

30 ml di Campari
30 ml di Gin
15 ml di vermouth dry infuso alla cannella , chiodi di garofano e scorza di limone
15 ml di amaro secret mix

C’è un hotel romano dal prestigioso passato: l’Hotel Excelsior. Qui si narra sia nato il primo twist del cocktail Negroni: il Cardinale.
 
Il 1950 fu un anno straordinario per la Capitale. Fu indetto da Papa Pio XII il Giubileo Universale della Chiesa Cattolica. Questo portò migliaia di fedeli a Roma.
 
Un cardinale di origine tedesca era solito bere un aperitivo. Quest ultimo era a base di vino della mosella, gin e bitter campari. A suggellare la miscela chiedeva della cannella ,chiodi di garofano e una scorzetta di limone.
 
Il tutto veniva servito in un calice da vino con due cubetti di ghiaccio. Il barman di allora propose una versione diversa al cardinale.
 
Sostitui il vermouth rosso con il dry. Lasciò la scorzetta di limone a vivacizzare il drink. Quest ultimo, così, assumeva un colore cardinalizio.
Per questo motivo la prima vera variante del Negroni prese il nome di “Cardinale”.
 
Abbiamo voluto onorare la prima versione della rivisitazione del cocktail Negroni. Abbiamo, quindi, utilizzato il vermouth dry ma con una infusione delle stesse spezie che amava il cardinale.
 
Con l’aggiunta di un amaro secret mix che aggiunge note balsamiche e rende piu bitter il drink. Ovviamente anche perchè restiamo fedeli alla nostra filosofia di miscelazione. Quella con la liquoristica italiana.
 
Non potevamo che chiamarlo Excelsior Negroni in onore del posto che ospitava il Cardinale
Cento anni non sono facili da raggiungere. In mezzo ci sono guerre, ribaltoni politici, crisi, tecnologie. Cosa più importante: i gusti degli italiani che cambiano.
 
Invece il nostro Negroni, con la classe di chi in punta di piedi fa parlare di sé, travalica gli anni. Consacrandosi al più severo degli arbitri: il tempo.
 
Cento anni e non sentirli per il cocktail italiano per eccellenza. Inno tricolore suonato sulle note della santa trinità vermouth rosso, bitter e gin. Così facile a dirsi e al tempo stesso così difficile a farsi, perché al Negroni si richiede ciò che a questo mondo è di pochi. La perfezione.

Un Negroni con Luca Picchi

Il maggior esperto di questo cocktail a livello italiano e forse globale è proprio un fiorentino. Un uomo il cui nome è ormai nel mondo del bartending leggendario.
Luca Picchi infatti non è solo un bartender né solo uno storico del bar: è entrambe le cose e molto di più.
 
In piazza della Repubblica a Firenze  il suo nome lo si può invocare in due locali. Al Caffè Gilli, dove i clienti si recano ogni giorno per assaggiare le intriganti versioni del Negroni. Tanto quanto nella libreria Feltrinelli. Qui è dove chi è assetato di cultura può cercare una copia del suo celeberrimo libro “Negroni cocktail. Una leggenda italiana”.
(Ormai  pietra miliare della letteratura di settore. Data la quantità di informazioni esclusive in esso contenute)  

Storia del Negroni

Collocare con precisione la sua data di nascita non è facile. Storicamente si fa risalire al 1919. Secondo le ricerche di Luca Picchi, bartender fiorentino e studioso dell’argomento.
 
Senza soffermarci troppo su questioni di documenti, scritti ritrovati ed epistole. In questa sede vogliamo semplicemente omaggiare e ricordare la sua storia.
 
Nasce a Firenze, al Bar Casoni in Via de’ Tornabuoni. Diventato poi Giacosa e passato alla famiglia Cavalli. Oggi è chiuso.
 
Rimane però viva, splendente e per niente offuscata, la sua storia. Una storia che cambia le sorti dell’aperitivo italiano. Quando a varcare la sua soglia è il Conte Camillo Negroni.
Personaggio dalle tinte barocche, gran bevitore, gentiluomo dalla bevuta elegante e costante. Si stanca del solito Americano e fa sostituire il selz con del gin.
 
Così si inizia ad ordinare “un’americano alla moda del conte Negroni”.
Poi semplicemente “Negroni”.
 
Fosco Scarselli, barman del tempo, disse che in realtà aggiunse gocce di amaro e non Gin.
Ma le fonti nel tempo si confondono e solo nel 1946 arriva la ricetta ufficiale come la conosciamo noi.
 
L’omaggio al Conte fa il giro del mondo, arriva in America, se ne innamorano, torna in Italia.
Paese che gli da i natali ma che se ne scorda per un po’ di tempo.
 
Aspettiamo il periodo dei fasti della Dolce Vita per vederlo tornare. Il cocktail diventa subito religione. Si evolve, si twista, si reinventa, si snatura, si esalta.
 
Ma il Negroni non muore mai, simbolo di quello slow time che fa gola al mondo intero. I bartender, un po’ come succede con il Martini Cocktail, lo temono. Sentono di confrontarsi con il peso del tempo e della tradizione.
 
Tra le sue più celebri rivisitazioni ricordiamo quella di Mirko Stocchetto. Al Bar Basso, nel 1972, per un famoso sbaglio, creò il celebre Negroni Sbagliato. Al posto del gin, mise lo spumante. Fermatevi ancora oggi in via Plinio per vedere che nulla è cambiato.

Da Firenze a Londra

Il ponte tra Firenze e Londra è il Negroni stesso. Per capire meglio quest’affermazione dobbiamo fare un passo indietro. Andare a rivedere la storia del Conte Negroni.
 
La sua discendenza è infatti quella di una famiglia di nobili origini. E se il padre, come si intuisce dal cognome, era italiano, la madre di Camillo era invece Inglese. Origine alla quale lui è stato sempre legato.
Non è un caso che durante la sua avventurosa vita il Conte abbia passato molti anni in paesi Anglofoni fino alla già citata Inghilterra. Il Negroni stesso è dunque un cocktail “mezzosangue”.
Visto che sulle note italiane del vermouth e del bitter il Conte decise di aggiungere il Gin, il più inglese dei distillati.
 
E la scelta del Gin non è frutto del caso. Ma un voluto omaggio alla sua seconda patria, oltre a dimostrazione di un innato buon gusto.
 
 
By | 2019-11-07T10:59:59+00:00 Giugno 24th, 2019|Negroni|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment